La Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano rende visibile e approfondisce un argomento ancora troppo trascurato.

Da tempo ci confrontiamo con le conseguenze di una violenza poco compresa e molto sottovalutata: la violenza istituzionale, un tema conosciuto molto bene dalle donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza e dalle operatrici dei centri che le affiancano.

Nei percorsi giudiziari, sanitari, dei servizi sociali – in una parola istituzionali – accade spesso che siano non riconosciuti o negati i presupposti della violenza, che si metta in discussione la parola della donna, che le sue scelte di vita siano giudicate. Con il medesimo approccio, i centri antiviolenza vengono attaccati, ricattati economicamente e non riconosciuti come soggetti competenti.

Per parlarne, CADMI ha scelto di pubblicare una guida – La Doppia Violenza, e di renderla disponibile su una pagina del sito, nella quale le e gli utenti potranno trovare approfondimenti con esperte e esperti.
Si potranno infatti trovare:
Alessandra Simone, Primo Dirigente della Polizia di Stato – intervistata da Manuela Ulivi, Presidente CADMI;
Fabio Roia, Presidente Vicario del Tribunale di Milano – intervistato da Francesca Garisto, Vicepresidente CADMI;
Caterina Arcidiacono, Docente di Psicologia di Comunità presso l’Università Federico II di Napoli, ideatrice del Protocollo approvato dall’Ordine degli Psicologi della Campania sulle linee guida in materia di affido dei figli in caso di violenza – intervistata da Cristina Carelli, Coordinatrice generale CADMI.

Da oggi, 24 novembre 2020, è online sul nostro sito la pagina https://www.cadmi.org/ladoppiaviolenza/

Sarà il luogo dell’approfondimento che CADMI continuerà a dedicare a questo importante e sottovalutato argomento durante tutto il 2021, con l’obiettivo di costruire insieme la CARTA DI MILANO, che conterrà principi condivisi per le azioni da fare o da evitare per combattere la ri-vittimizzazione delle donne.

Dal 1986 ad oggi CADMI ha ascoltato circa 30.000 donne, e le ha affiancate nel loro percorso di uscita dalla violenza: spesso le donne non sono credute, le loro parole vengono messe in dubbio, la loro vita osservata per individuare un punto di criticità che possa essere usato contro di loro.

Questo accade nei tribunali, nel rapporto con le forze dell’ordine, nella costruzione delle relazioni con i servizi sociali. L’obiettivo è quello di rendere visibile questa realtà e di modificarla.

“La doppia violenza si verifica quando è messo sotto processo il racconto della donna, e non i fatti accaduti. Si verifica quando è la donna a dover fuggire di casa con i figli, a doversi nascondere, per poi mettere in discussione ciò che ha fatto. Quando si impone ad una donna di trattare o confrontarsi con il violento, si esercita doppia violenza.
Se la donna ha scelto di allontanarsi da un partner violento dovrebbe avere un percorso facilitato. Questo in Italia non sempre accade, anzi il trattamento istituzionale rivela molte carenze che possono farlo diventare un ostacolo per la donna e non un vero aiuto.
È necessario cambiare l’approccio alla violenza maschile sulle donne e valutare il comportamento dei violenti, non quelli di chi subisce la violenza” – dichiara Manuela Ulivi, Presidente di CADMI.